Le Pen ineleggibile, Meloni: “Chi crede nella democrazia non può gioire”

La presidente del Consiglio italiana si unisce ai messaggi degli altri leader della destra mondiale: "Sentenza che colpisce il leader di un grande partito, privando milioni di cittadini della loro rappresentanza"
“Nessuno che creda davvero nella democrazia può gioire di una sentenza che colpisce il leader di un grande partito, privando milioni di cittadini della loro rappresentanza”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni commenta la pronuncia del Tribunale penale di Parigi che ieri ha dichiarato la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen a ineleggibile per cinque anni.
Negli scorsi anni Meloni e Le Pen sono state spesso allineate sulle stesse posizioni. Da quando la leader di Fratelli d’Italia è a capo del governo italiano, peraltro, i rapporti si sono raffreddati, soprattutto a causa della scelta di Meloni di instaurare un rapporto piuttosto stretto con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Dopo le elezioni europee del giugno 2024, Le Pen e Meloni sono state descritte dagli osservatori internazionali come due leader in competizione per guidare il fronte dell’estrema destra in Europa.
Ieri la fondatrice del Rassemblement National è stata riconosciuta colpevole del reato di appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo insieme ad altri otto eurodeputati del partito. Le Pen è stata condannata a quattro anni di carcere, due dei quali da scontare con il braccialetto, e i giudici hanno accolto la richiesta della Procura di dichiararla ineleggibile per cinque anni con esecuzione immediata: dunque, a meno che venga accolto il ricorso presentato dai suoi avvocati, non potrà candidarsi alle presidenziali del 2027.
“Una sentenza politica”, ha commentato la diretta interessata, rivendicando la sua innocenza di fronte a “giudici da regime autoritario” e sostenendo che “la corte suprema è il popolo”. Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, attacca: “Oggi non è solo Marine Le Pen a essere ingiustamente condannata: è la democrazia francese a essere giustiziata”. Ma commenti di solidarietà a Le Pen e di attacco alla magistratura sono arrivati da tutti i principali leader della destra a livello mondiale.
In Italia, il vicepremier leghista Matteo Salvini – a sua volta imputato fino a pochi mesi fa nel processo Open Arms, poi culminato con l’assoluzione – ha affermato che “chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali”. “Quella contro Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Von der Leyen e Macron sono spaventose”, ha osserva il segretario del Carroccio, che paragona la condanna della leader del Rassemblement National all’arresto di Călin Georgescu, il candidato filorusso arrivato primo alle presidenziali romene annullate lo scorso dicembre.
Dalla Russia, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov parlato di “violazione delle norme democratiche”. Il premier ungherese Viktor Orbán scrive su X: “Je suis Marine!”.
Anche il miliardario Elon Musk, capo del Dipartimento per l’Efficienza governativa degli Stati Uniti, si schiera con Le Pen: “Quando la sinistra non riesce a vincere con il voto democratico, abusano del sistema legale per incarcerare i propri rivali. Questa strategia è lo standard in tutto il mondo”, osserva. “Marine Le Pen in Francia, Bolsonaro in Brasile, Imran Khan in Pakistan, Matteo Salvini in Italia, Donald Trump in America, Calin Georgescu in Romania. Perseguire penalmente ogni oppositore populista è un pugnale nel cuore della credibilità della democrazia”.
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