Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:58
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Home » Opinioni

Se nel Pd le donne contano davvero, adesso un ministro uomo deve dimettersi e lasciare il posto a una collega

Immagine di copertina

Parliamoci chiaro. L’unica soluzione possibile, per risolvere questo pasticciaccio brutto delle donne del Pd escluse dai ministeri è questa: e cioè che uno o meglio due capicorrente dem che hanno riconfermato il loro posto si dimettano, e lascino il posto ad una donna.

Ad Andrea Orlando non si può chiedere di uscire, visto che è appena entrato. A Dario Franceschini e a Lorenzo Guerini, di certo, sì: “Successione rosa”. Altro modo non c’è, non esiste. E anche l’idea dei sottosegretari donna, per quanto lodevole nell’intento, sarebbe la sanzione di una diminutio (e persino una ingiustizia rovesciata verso gli uomini).

Non deve essere una guerra di genere, infatti, a sanare una ingiustizia di genere. Ma, casomai, una soluzione di genere. Capisco anche che può sembrare un gesto radicale, persino drammatico, senza precedenti nella storia italiana. Ma un tema o è importante o non lo è. E questo tema lo è. Il resto sono solo chiacchiere.

Come è noto il Pd aveva a disposizione tre ministeri. E, per far quadrare i conti, il segretario del partito ha addirittura rinunciato ad esprimere un ministro della sua corrente, sacrificando qualsiasi nome a lui vicino: si è trovato di fronte a un presidente del Consiglio che ha scelto tre uomini nel suo partito.

Di più a Nicola Zingaretti non si poteva chiedere. Quindi, se il tema è che i tre ministri sono espressioni delle correnti (o, se si crede alle favole, di un partito “plurale”), è nelle correnti che si deve trovare una soluzione.

Se un ministro come Franceschini avesse l’intelligenza di fare un passo indietro, essendo uno dei politici più intelligenti e di lungo corso, sicuramente farebbe la propria fortuna politica nel futuro, oltre che regalare un gesto di buonsenso. Può contare nella sua corrente – tanto per fare un esempio – su un nome come quello di Roberta Pinotti: sarebbe facile trovare un accordo “istituzionale” per una staffetta virtuosa.

Fra l’altro, visto che il potere di nomina spetta sempre al presidente del Consiglio, la responsabilità è anche di Draghi, e quindi anche la soluzione deve essere nelle sue mani.

D’altra parte, o questo problema esiste o non esiste: e siccome esiste, ed è grave, la soluzione deve essere estrema e plateale.

Smettete di battervi i pugni sul petto. Smettete di indugiare in rituali ridicoli, come quello di iniziare ogni riunione con l’appellativo “Democratiche e democratici” (cosa di cui non importa un fico secco a nessuno). Fate un passo maschio. Indietro. Dimissioni azzurre per ristabilire un equilibrio rosa.

Leggi anche: 1. Donne del PD, ora basta: sfondiamo le porte che altrimenti resteranno chiuse (di Monica Cirinnà) / 2. Il Governo Draghi per ora è una delusione: poche donne e pochi tecnici (di Lorenzo Zacchetti)

Ti potrebbe interessare
Opinioni / La vera grande minaccia per l’Europa è la sua ininfluenza globale
Opinioni / Se vuoi la pace, prepara la pace
Opinioni / La piazza pro-riarmo esiste solo nei salotti tv
Ti potrebbe interessare
Opinioni / La vera grande minaccia per l’Europa è la sua ininfluenza globale
Opinioni / Se vuoi la pace, prepara la pace
Opinioni / La piazza pro-riarmo esiste solo nei salotti tv
Opinioni / Il dibattito sull’atomica è lo specchio di un mondo ormai sempre meno sicuro (di S. Mentana)
Opinioni / Cara Giorgia Meloni, giù la Musk (di Andrea Casu)
Opinioni / Europa, Ucraina, riarmo: tante domande, poche risposte (di G. Gambino)
Opinioni / La piazza di Roma dimostra che c'è un popolo che si riconosce nell'Europa: ora spetta alla politica dargli voce (di O. Troili)
Opinioni / La storia ce lo insegna: se i Paesi corrono ad armarsi, prima o poi la guerra scoppia
Opinioni / La confusione sulla piazza per l’Europa e la propaganda bellicista che oscura la democrazia nell’Ue
Opinioni / Se non vuole diventare irrilevante, l’Europa non pensi solo ai conti (di S. Mentana)