Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:46
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

Meno lavoro, più tempo libero: come sarà la nostra vita nel 2040

Immagine di copertina
Credit: Djamila Grossman/The New York Times

Il sociologo Domenico De Masi racconta come cambierà il mondo del lavoro nei prossimi vent’anni

La pandemia, come un docente severo in un seminario mondiale, ha cercato di insegnarci tante cose: un nuovo rapporto tra tempo e spazio; la consapevolezza che il mondo è davvero globalizzato; la differenza irriducibile tra necessario e superfluo; l’acuirsi delle disuguaglianze; il disagio degli anziani, dei clandestini, degli homeless; l’esigenza di uno Stato previgente e autorevole; la necessità di un’informazione né carente né ridondante; la fortuna di avere un welfare generoso; il primato della socialdemocrazia sul neo-liberismo; la stravaganza dei No vax. Moltissimo la pandemia ci ha insegnato sul lavoro e i suoi problemi. Negli ultimi vent’anni, mentre il progresso tecnologico faceva passi da gigante e altri Paesi d’Europa faceva ampio ricorso allo smart working, l’Italia procedeva a rilento e il lavoro agile aumentava al ritmo irrisorio di circa 30mila nuovi addetti all’anno.

Ci sono voluti due decreti perché, in una decina di giorni, i telelavoratori schizzassero da 600mila a 7 milioni. Se si fosse proseguito con il ritmo precedente, per raggiungere questo risultato ci sarebbero voluti 210 anni. Nel 1901 gli italiani erano 40 milioni e durante quell’anno lavorarono 70 miliardi di ore, oggi siamo 60 milioni e in un anno lavoriamo 40 miliardi di ore. Nel 2040 un microprocessore sarà centinaia di miliardi di volte più potente di quello attuale; la “nuvola” informatica avrà trasformato il mondo in un’unica agorà: tele-apprenderemo, tele-lavoreremo, tele-commerceremo, ci tele-divertiremo. Tele-ameremo. Queste previsioni fanno ipotizzare che nel giro dei prossimi vent’anni potremo produrre tutti i beni e i servizi che ci servono impiegando solo i tre quarti dell’energia umana usata oggi. Si impone, dunque, un quesito: come cambia una società fondata sul lavoro quando il lavoro viene a mancare?…

Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Lezioni da Parigi: cosa possiamo imparare dalle ultime elezioni in Francia (di G. Gambino)
Opinioni / L’antisemitismo e il peso delle parole: effetto collaterale della guerra a Gaza (di S. Mentana)
Opinioni / Lettera al Direttore: il Messaggero ha censurato un articolo critico sul MAXXI?
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Lezioni da Parigi: cosa possiamo imparare dalle ultime elezioni in Francia (di G. Gambino)
Opinioni / L’antisemitismo e il peso delle parole: effetto collaterale della guerra a Gaza (di S. Mentana)
Opinioni / Lettera al Direttore: il Messaggero ha censurato un articolo critico sul MAXXI?
Opinioni / L’informazione è il motore di una nuova politica (di Davide Casaleggio)
Calcio / Se nessuno ha il coraggio di prendersi la colpa per il disastro azzurro
Opinioni / M5S: tre consigli a Giuseppe Conte
Opinioni / La nuova destra di Giorgia Meloni è fondata sull’ambiguità
Opinioni / Toti insiste e resiste
Opinioni / Lettera a TPI. Il consumismo ci sta uccidendo: molte persone lo hanno capito, la politica ancora no
Opinioni / La lezione che possiamo trarre dal voto delle europee