Il crollo della sterlina e un Regno Unito più debole della Francia
La vittoria del Leave ha causato un crollo netto del valore della sterlina, e il Regno Unito viene superato dalla Francia nel ranking delle principali economie mondiali
La vittoria del leave ha avuto un effetto immediato sui mercati valutari, causando un crollo del valore della sterlina dell’oltre il 10 per cento, rispetto al dollaro americano.
Nelle prime ore della mattinata, una sterlina inglese valeva 1,33 dollari americani: era dal 1985 che non si registravano dei livelli così bassi. Già nelle ore successive ha segnato un rialzo a 1,40 dollari, una leggera ripresa dopo lo shock iniziale.
La sterlina non solo si è indebolita contro il dollaro americano, ma anche rispetto allo yen (del 16 per cento) e all’euro (7,2 per cento).
La volatilità della valuta britannica in queste ore è la più alta di sempre: variazioni del genere non erano state osservate neanche nel mercoledì nero del 1992, quando la sterlina era stata ritirata dal Meccanismo di cambio europeo per le eccessive speculazioni ribassiste su di essa.
Negli ultimi giorni George Soros, imprenditore americano che in quell’occasione fece profitti per un miliardo, aveva predetto una grandissima svalutazione del pound, in caso di vittoria del fronte a favore di Brexit. Secondo le sue previsioni, sarebbe persino potuto scendere all’1,15 sul dollaro americano. Ciò avrebbe portato alla parità tra sterlina ed euro.
Il crollo della sterlina ha avuto ripercussioni anche sul piazzamento del Regno Unito nel ranking delle principali economie mondali: il paese scende al sesto posto, superato dalla Francia.