Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 12:08
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Home » Cultura

Ecco “A Penelope che prende la valigia”, il romanzo di Cristina Manetti

Immagine di copertina

Ecco “A Penelope che prende la valigia”, il romanzo di Cristina Manetti

Un romanzo epistolare in cui una madre scrive alla figlia dodicenne Penelope e alle sue compagne immaginando di riempire la valigia di parole che, se ben adoperate, diventeranno fatti, determineranno i cambiamenti e il loro futuro, così come è accaduto a molte donne prima di loro. Questo il libro di Cristina Manetti, “A Penelope che prende la valigia” edito da Giunti. Una metafora della vita della Penelope protagonista ma anche di tutte le ragazze, future donne, ancora in viaggio verso una meta paritaria e degna di rispetto. Coraggio, libertà, speranza, tenacia, gentilezza, rispetto, allegria, immaginazione, compassione, futuro, generosità, cambiamento sono solo alcune delle parole che andranno a comporre la valigia delle ragazze perché diventino artefici del proprio destino.

Ecco "A Penelope che prende la valigia", il romanzo di Cristina Manetti

L’autrice

Cristina Manetti è giornalista, Capo di Gabinetto della Regione Toscana, Presidente del Museo Casa di Dante, ideatrice del progetto Toscana delle donne, progetto trasversale della Regione Toscana contro la violenza e le discriminazioni di genere, per promuovere i diritti, i meriti, i talenti delle donne in modo innovativo e con linguaggi meno convenzionali. Con tre edizioni, decine e decine di eventi, migliaia di uomini e donne coinvolte, e un progetto che intende affrontare a tutto campo la questione parità di genere la Toscana delle Donne diventa un cammino, avviato nel 2022, affinché i diritti, ma anche i meriti e i talenti, siano pienamente riconosciuti,  nel lavoro, come nella cultura, nella scienza, nello sport.

Cristina Manetti
Cristina Manetti. Credit: Paolo Lo Debole

Un progetto unico in Italia – e che è all’attenzione dell’Unione Europea come laboratorio di buone pratiche – cresciuto anche grazie alla presenza di ospiti e personalità che non hanno fatto mancare contributi e testimonianze: giornaliste e conduttrici come Lucia Goracci, Giovanna Botteri, Tiziana Ferrario, Eleonora Daniele, Maria Elena Viola e Rajae Bezzaz;  attrici come Cristiana Capotondi, Isabella Ferrari, Monica Guerritore, Stefania Sandrelli, Kasia Smutniak e ancora, uomini dello spettacolo come Alessio Boni, Damiano Michieletto e donne come Piera De Tassis, Cinzia TH Torrini, Milly Carlucci; musiciste come Giulia Mazzoni; donne di scienza come Maria Chiara Carrozza; scrittrici come Dacia Maraini e artisti come Michelangelo Pistoletto e Marco Lodola; fotografi quali Oliviero Toscani e Massimo Sestini – che alla Toscana delle Donne hanno partecipato con mostre appositamente ideate e realizzate. Di particolare significato è stata la mobilitazione a fianco delle donne iraniane, tra le altre cose con l’appello per la liberazione del Nobel iraniano Narges Mohammadi, lanciato lo scorso 25 novembre insieme a un’altra donna insignita col Nobel, Oleksandra Matviichuk. Tutto questo nella consapevolezza che “La libertà di ogni donna è la libertà di tutte, la violenza verso una di loro colpisce ciascuna ovunque essa si trovi”.

L’estratto

Di seguito un estratto del libro “A Penelope che prende la valigia”:

Cara Penelope,
ma anche cara Matilde, cara Stella, cara Emma, cara Sofia, cara Frida, care tutte: ora sta a te, sta a voi, partire per questo viaggio.
Non è facile trovare le parole giuste per salutarti, per salutarvi.
E sai, l’altra sera, tornata a casa, mi sono immaginata una corsa a staffetta, come alle Olimpiadi. Il testimone che vi viene consegnato per l’ultimo tratto di gara. E prima di voi le altre generazioni che hanno fatto la loro corsa per arrivare a questo punto. Bisnonne, nonne, madri come me.
Nemmeno noi siamo state ferme, abbiamo raggiunto risultati importanti: come quel giorno del 2 giugno 1946 quando per la prima volta siamo andate a votare, per eleggere chi avrebbe scritto la Costituzione più bella del mondo. Sensazione di una nuova vita che si schiudeva, come un punto e a capo: ma dopo quanta altra strada, per dare sostanza alle parole, ai princìpi dichiarati.
Ci ho pensato su, ma poi l’idea della corsa su pista non mi ha convinto. Come se voi foste l’ultima staffetta, con solo un nastro da tagliare davanti.
Meglio pensare a un viaggio, perché un viaggio, in effetti, comincia molto prima della partenza e non finisce mai, nemmeno quando si torna a casa. Senz’altro è così per noi donne: da sempre alle prese con diritti che ci sono stati negati; per sempre, ne sono convinta, obbligate a difendere quei diritti che ci sono stati riconosciuti, o meglio, che ci siamo prese.
Mi piace l’idea di viaggio, anche perché è un modo di sistemare le cose col tuo nome. Che è bellissimo, ma che deve fare i conti con un mito troppo ingombrante. Ovvero l’Odissea, nientemeno.
Con Ulisse che viaggia per i mari e casomai si lascia sedurre da Calipso. E con lei, Penelope, che se ne rimane a casa ad attenderlo per lunghi anni: fedele, paziente, brava nei lavori domestici, non fosse che per quella tela che tesse il giorno e disfa la notte, unico modo che ha a disposizione per respingere le pretese dei Proci: altri uomini brutali e vanitosi tra i piedi.
Quello stesso mito racconta del ritorno di Ulisse e per la verità allude anche a una sua nuova partenza. Ma io voglio un’altra storia, in cui sia Ulisse a restare a casa, per una volta, e per l’appunto sia Penelope a partire…
E sì, sto giocando col mito, ma il fatto è che non si viaggia se non si è liberi. A volte, semmai, si viaggia per conquistarla, la libertà.
Sai, mentre ti scrivevo queste righe mi sono fermata un attimo. Viaggio è una parola così usata e abusata che forse bisogna tornare alle sue origini, per coglierne davvero il senso.
Così sono andata a vedere e ho scoperto che viaggio prima ancora di indicare uno spostamento indica il viatico, cioè quanto occorre per il viaggio stesso. Insomma, a far sì che il viaggio sia davvero un viaggio è ciò che ci portiamo dietro.
Allora, come avrebbe fatto mia madre con me, ho pensato alla valigia. E a tutte le cose che, quando sono stata io a partire, bisognava riporvi, assolutamente da non dimenticarsi.
Mi sono venute in mente parole.
Che non è poco, anzi è molto. Sono impalpabili, fragili, a volte consumate, le parole. Ma se adoperate bene producono fatti, anzi, sono esse stesse fatti: sono ciò da cui discende il cambiamento.
Ecco, allora, che voglio consegnarti le mie parole. Parole come coraggio, speranza, unione, futuro, libertà. Parole che non sono solo parole.
Parole per questo viaggio.

Ti potrebbe interessare
Cultura / Quando la guerra era a casa nostra: Roma e i segni del secondo conflitto mondiale
Cultura / Samba & Glamour a Copacabana
Cultura / Una H cambierà il mondo: colloquio con Massimo Lapucci
Ti potrebbe interessare
Cultura / Quando la guerra era a casa nostra: Roma e i segni del secondo conflitto mondiale
Cultura / Samba & Glamour a Copacabana
Cultura / Una H cambierà il mondo: colloquio con Massimo Lapucci
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Cultura / Un libro di corsa: L’amore è un atto senza importanza
Cultura / Un libro di corsa: In trasparenza l’anima
Cultura / “Il libro possibile 2025”: al via la prima tappa internazionale del Festival made in Puglia
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Cultura / Un libro di corsa: Il sorriso di Shoko
Cultura / Cristina Manetti e il suo romanzo “A Penelope che prende la valigia”: «Serve un cambiamento che sappia unire generazioni diverse»