Drone russo sorvola il centro di ricerca Ue sul Lago Maggiore: indaga la Procura di Milano

L'area è una "No fly zone". Nelle vicinanze si sono anche siti di Nato e Leonardo
Il pool antiterrorismo della Procura di Milano ha avviato un’inchiesta sul drone di sospetta fabbricazione russa che per cinque volte nell’ultimo mese avrebbe sorvolato Ispra, località sul Lago Maggiore, in provincia di Varese, dove ha sede il Joint Research Centre della Commissione europea, campus di ricerca specializzato in nucleare, sicurezza, spazio, risorse sostenibili e trasporti.
Sul centro è attiva una “No fly zone” e a pochi chilometri di distanza hanno sede diversi stabilimenti e uffici di Leonardo. A una quarantina di chilometri, inoltre, c’è la sede operativa del comando Nato di Solbiate Olona. Le indagini puntano ad accertare se il drone – ma potrebbe essersi trattato anche di più velivoli diversi – fosse impegnato in tentativi di spionaggio su obiettivi sensibili coperti da vincoli di sicurezza nazionale ed europea.
L’allarme è scattato proprio dai ricercatori dell’Ue: il Joint Research Centre di Ispra – attivo da 65 anni – è il terzo campus di ricerca più grande della Commissione europea dopo quelli di Bruxelles e Lussemburgo. Non ci sarebbero al momento testimoni oculari: il velivolo a comando remoto sarebbe stato intercettato da un sistema di rilevazione di radiofrequenze che avrebbe indicato un apparecchio di fabbricazione russa.
Al momento – hanno spiegato all’Ansa fonti di sicurezza che seguono il caso – c’è “massima cautela” sulla dinamica e sulla paternità dell’azione e appare difficile pensare a droni in grado di viaggiare dalla Russia all’Italia, anche perché la tipologia di mezzo individuato non avrebbe la capacità di viaggiare per molti chilometri, quindi sarebbe eventualmente partito da una base non lontana dall’area che avrebbe sorvolato.
Anche il Copasir, il Comitato parlamentare di controllo che si occupa di Servizi segreti, sarebbe orientato ad acquisire maggiori elementi prima di disporre ulteriori approfondimenti. Non si esclude che la questione possa già essere stata affrontata in maniera preliminare al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica che si è tenuto lo scorso 28 marzo, al quale ha partecipato come da prassi anche il ministro degli Interni Matteo Piantedosi.
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