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L’artista Giadì a TPI: “L’arte digitale è il futuro. Ecco come funzionano gli NFT”

Credit: Giadì.it
Di Antonio Scali
Pubblicato il 28 Mar. 2022 alle 14:04

Giada Passaretti è un’affermata artista romana, nota con lo pseudonimo Giadì, tra le prime in Italia a lanciarsi nel mondo dell’arte digitale e dei cosiddetti NFT. Un sistema forse poco conosciuto dal grande pubblico, ma che rappresenta già il presente e il futuro prossimo del mercato dell’arte, come ci spiega in questa intervista. Una nuova fonte di guadagno per un mercato che altrimenti rischiava di entrare in crisi, e anche un modo per l’artista per rimanere fidelizzato alle proprie opere.

Gli NFT sono i cosiddetti “non-fungibile token”, ovvero “Token non riproducibile”. Si tratta di uno speciale di token crittografico che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico. Detta in modo più semplice, una metodologia che consente di identificare in modo univoco, certo e senza interpretazioni alternative, un prodotto digitale. Un NFT, quindi, può essere un video, una foto, un audio, una canzone. Un pezzo unico, con la firma del suo autore, e che di conseguenza non può essere né sostituito, né replicato.

Giadì, come è entrata nel mondo dell’arte digitale e quali sono le opportunità di questo mercato?
“Inizialmente mi hanno sollecitata i miei clienti, perché per me era un mondo del tutto nuovo e lontano. Ormai l’attenzione in campo artistico si è spostata in gran parte verso questi NFT: sono dei quadri digitali, una volta acquistati dal cliente rimangono per sempre e sono comunque legati all’artista che li ha realizzati. Inoltre è un sistema che sta portando nuova linfa, maggiori guadagni al settore, perché arriva a più persone grazie alle possibilità della rete, e in tempi immediati”.

Facciamo un passo indietro, come nasce la sua passione per l’arte?
“Vengo da una famiglia di artisti. Mio papà, batterista e maestro d’orchestra, mi ha trasmesso i rudimenti della musica, mentre mia madre mi ha avviato al disegno e alla pittura. Sin da piccola quindi ho avuto molti stimoli artistici e ho potuto sviluppare il mio spirito creativo. La prima passione da bambina è stata la danza, poi da lì sono passata alle arti applicate. Fondamentali sono stati anche gli studi, con il diploma all’Istituto d’Arte Sperimentale e successivamente la laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma. Così ho capito qual era il mio vero percorso, spinta anche da alcuni professori che hanno saputo riconoscere il mio talento”.

È un’artista poliedrica: passa dalla scultura alla pittura fino all’incisione. Quali sono le differenze secondo lei tra queste forme d’arte? Ha delle preferenze?
“Sono amori diversi. Nella scultura entro direttamente nella materia, mentre ad esempio con la pittura c’è la mediazione di uno strumento che è il pennello. Ogni forma d’arte ha però le sue peculiarità e regala emozioni differenti. Non so scegliere una tecnica preferita, sarebbe come chiedere se si vuole più bene a mamma o papà!”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Il primo aprile uscirà il mio nuovo NFT, “I pesci di Giadì”, in occasione proprio del primo aprile”.

A che corrente artistica si sente di appartenere? Quanto è importante per lei attingere alla vita reale nella creazione dei suoi particolarissimi personaggi?
“Secondo la critica d’arte Maila Buglioni ho un forte influsso dell’arte del Novecento, tra il cubismo e il fauvismo. Il mio personaggio non è qualcosa di scritto a tavolino. È come se già vedessi le opere sulla carta o sulla tela, non faccio altro che metterli in evidenza. La mia fonte d’ispirazione è la vita, scene reali di ciò che vedo attorno a me, le emozioni di chi mi sta vicino”.

In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, che ruolo può avere l’arte?
“Sono una persona molto empatica, non riesco a rimanere indifferente di fronte a certe atrocità come quelle che vediamo a causa della guerra. Inoltre faccio anche arte-terapia per i bambini, e infatti mi sono proposta ad alcune associazioni per fare gratuitamente delle lezioni per questi piccoli che vengono dall’Ucraina. L’arte aiuta a metabolizzare il dolore e a trovare una via di fuga dal male e dalla sofferenza che ci circonda”.

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