Striscioni Salvini – Lui dice che si diverte a leggerli, d’altronde “questa è la democrazia”, ma intanto sono molti gli striscioni tirati giù dalle forze dell’ordine prima dei comizi di Matteo Salvini. “Basta che non ci siano insulti o minacce di morte”, scrive in un tweet l’inquilino del Viminale.
Eppure in “Questa Lega è una vergogna” non ci sono minacce di morte, anche e soprattutto se si pensa che si tratta della citazione di una canzone di Pino Daniele, da cui prende il nome anche il comitato che si è attivato per appendere il messaggio contro il vicepremier. Gli agenti della Digos, però, hanno bussato a casa della signora proprietaria del balcone e hanno chiesto a chi aveva affisso lo striscione di toglierlo.
Come pure tanti altri striscioni comparsi sui palazzi che affacciano sulle piazze in cui Matteo Salvini, nelle ultime settimane, ha tenuto i suoi comizi elettorali in vista delle elezioni Europee. Il 15 maggio anche Firenze si prepara all’arrivo del vicepremier leghista di domenica e sulle facciate dei palazzi spuntano i primi lenzuoli.
Il 13 maggio sono stati i pompieri – sempre su indicazione della Digos – a rimuovere un altro striscione. “Non sei il benvenuto”, recitava il pezzo di stoffa bianca appeso su un balcone di Brembate.
Sempre il 14 maggio, a Campobasso ad accogliere Matteo Salvini sono stati ben 200 striscioni. “I terroni non dimenticano”, si legge in uno dei tanti. Da nord a sud, la disapprovazione nei confronti del vicepremier leghista tanto impegnato in questa campagna elettorale si manifesta affiggendo striscioni.
Più vengono tirati giù, più i contestatori li tirano su, in ogni città. A Verona i manifestanti puntano sulla questione dei 49 milioni di euro spariti dalle casse del partito e su uno striscione si legge: “Prima gli esseri umani e poi… i 49 milioni”.
Il 10 maggio Salvini è stato contestato in Calabria. A Catanzaro sono comparsi diversi striscioni contro il ministro dell’Interno: “La Calabria è terra accogliente, Salvini però tu vattene”. E ancora: “Buonisti un cazzo”, “Non in mio nome” e, ancora, “La Lega è una vergogna”.
In Piazza Portegaia, a Brescia, il 13 maggio qualche manifestante scrive: “La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Solidarietà, politica economica e sociale”.
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