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    Polonia, attacco al Gay Pride di Bialystok: squadre dell’ultradestra pestano a sangue i manifestanti

    Le violenze al gay pride di Bialystok, in Polonia. Credit: Jerzy Baliski / AFP
    Di Clarissa Valia
    Pubblicato il 22 Lug. 2019 alle 16:52 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:03

    Il primo gay pride organizzato sabato 20 luglio nella città nord orientale di Bialystok, in Polonia, si è svolto nel sangue. Un gruppo di ultradestra nazionalsovranista armato di catene, mazze e pietre ha attaccato i manifestanti.

    Anche la polizia è stata colpita dagli aggressori omofobi e non è quindi riuscita a garantire il pacifico svolgimento del corteo. Secondo quanto riporta Bloomberg alla manifestazione Lgbt hanno preso parte circa 800 persone, alcune delle quali sono state pestate dagli estremisti di destra.

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    I dimostranti sono stati colpiti con pietre e sacchetti di plastica contenenti urina e sterco e hanno cercato riparo dai pestaggi e dalle aggressioni in negozi e farmacie.

    Secondo il portavoce della polizia di Bialystok, Tomasz Krupa, le violenze hanno portato all’arresto di 20 persone, quattro delle quali sono sospettate di reati contro le forze dell’ordine.

    Il video delle violenze al gay pride di Bialystok

     

    In Polonia si respira un clima di crescente intimidazione contro la comunità gay, lesbica, bisessuale e transgender. Il partito sovranista al potere PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, Diritto e Giustizia, tra le altre cose, in buoni rapporti con la Lega di Matteo Salvini) ha impostato la campagna elettorale per le elezioni di ottobre sulla lotta agli omosessuali.

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    Il leader del PiS Jaroslaw Kaczynski ha dichiarato infatti che il movimento e la cultura Lgbt sono “una minaccia per la nazione e la famiglia“. E proprio nei giorni scorsi decine di villaggi, comuni e un’assemblea regionale si erano dichiarati “liberi dall’ideologia Lgbt”, concetto omofobo che ricorda il termine “Judenfrei” (“libero dagli ebrei”) coniato da Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, utilizzato nella Germania nazista e nei paesi europei occupati, tra cui appunto la Polonia.

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