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Sciopero alla Tour Eiffel: “Lavoratrici escluse su richiesta di un movimento induista”

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Foto Unsplash

Monumento chiuso per un giorno a causa della protesta dei dipendenti. Il gruppo religioso Baps: "A nessuno è stato negato l'ingresso, ma ci scusiamo con chi si è sentito offeso". Polemica sulla società che gestisce la torre, ma è giallo su chi ha dato istruzioni al personale

Ieri, lunedì 7 settembre, la Tour Eiffel è rimasta chiusa al pubblico per l’intera giornata a causa di uno sciopero proclamato dagli addetti che lavorano nel monumento. I lavoratori hanno protestato contro l’esclusione del personale femminile in occasione della visita privata alla torre di una delegazione di un movimento induista tradizionalista.

Secondo quanto ricostruito da Le Figaro, i rappresentanti del gruppo religioso hanno chiesto alla società che gestisce la Tour Eiffel, Sete, di “limitare le interazioni con le donne” della comitiva. Richiesta accolta dalla direzione, che, secondo l’autorevole giornale francese, ha accompagnato personalmente la delegazione al secondo piano della torre.

Il movimento induista in questione è il Baps (Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha), un’organizzazione nata originariamente in India e appartenente alla corrente induista Swaminarayan, molto rigorosa nel tenere distinti gli spazi frequentati in ambito religioso da maschi e femmine.

La visita del gruppo è stata effettuata sabato 5 settembre, su invito, in occasione dei festeggiamenti organizzati alla vigilia dell’inaugurazione del suo primo grande tempio in Francia, costruito a Bussy-Saint-Georges, a una trentina di chilometri da Parigi.

“A nostra conoscenza, in nessun momento a nessuno è stato negato l’accesso alla Tour Eiffel”, si difende il Baps di Parigi in un post sul social X: “Desideriamo tuttavia porgere le nostre sincere scuse a chiunque possa essere stato ferito o infastidito da questa situazione”.

Da parte loro, invece, i dipendenti di Sete affermano che “alle dipendenti della Tour Eiffel e delle aziende fornitrici di servizi è stato ordinato di rendersi invisibili per accogliere questa delegazione”. “Ad alcune è stato chiesto di lasciare le proprie postazioni e di spostarsi in un’area separata”, riferiscono gli addetti. “In alcune posizioni, sono state sostituite da uomini. E a tutte le dipendenti è stato ordinato di non entrare o attraversare determinate aree durante la presenza della delegazione”. I lavoratori esprimono il loro malumore per una situazione “grave e profondamente contraria ai valori di uguaglianza e non discriminazione” . , hanno protestato i dipendenti.

Nella serata di lunedì, Sete è intervenuta con una nota in cui prende le distanze dalla decisione di limitare la presenza del personale femminile. “Queste condizioni non avrebbero dovuto essere accettate e sono incompatibili sia con i valori della Sete sia con i principi di uguaglianza tra donne e uomini e di neutralità che devono prevalere nell’organizzazione delle visite al monumento”, si legge nel comunicato: “Nessun protocollo, considerazione culturale o religiosa può giustificare alcuna deviazione dal principio di uguaglianza tra uomini e donne”.

La presidente dell’azienda, Ariel Weil, esponente del Partito Socialista e sindaco della Circoscrizione di Parigi Centro, ha dichiarato a France Info che “né lui né l’amministratore delegato erano a conoscenza” delle disposizioni interne e in un messaggio pubblicato su X ha invocato “chiarezza” sull’accaduto.

Il sindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, anche lui socialista, chiede “un’indagine il prima possibile”: è “urgente – ha osservato – che venga rivelata tutta la verità sugli eventi che hanno portato a questa mobilitazione”. Secondo Le Figaro, a gestire la visita del Baps è stato il direttore di Sete, Patrick Branco Ruivo.

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